Adam Plachetka foto Zuzana Řízek

Quando l’opera lascia il teatro: Mozart, il Met e la musica classica nelle nuove tecnologie

Torna al blog

Che cosa hanno in comune il Mozart Interactive Museum di Praga e la Metropolitan Opera di New York? Entrambi dimostrano che oggi, per la musica classica, non sempre dobbiamo viaggiare nel passato. A volte bastano le tecnologie.

Immaginate di essere seduti al cinema e che davanti a voi si stia aprendo il sipario della Metropolitan Opera di New York. Sul palcoscenico i cantanti si esibiscono davanti a migliaia di spettatori. Voi però li vedete da vicino – molto più da vicino di quanto potreste vederli da un normale posto in platea. E quando arriva l’intervallo, la telecamera vi porta direttamente dietro le quinte. Seguite le interviste con gli artisti, la preparazione dello spettacolo e un’atmosfera che altrimenti non vivreste mai.

Proprio quest’anno ricorrono 20 anni da quando la Metropolitan Opera ha iniziato a trasmettere i suoi spettacoli nei cinema di tutto il mondo.

E non è solo una storia di tecnologie. È anche la storia di come sta cambiando il nostro modo di vivere la musica classica – e di come, attraverso le nuove tecnologie, possiamo avvicinare l’arte a persone che altrimenti forse non la incontrerebbero mai.

Dal teatro d’opera al cinema

Quando, vent’anni fa, sono comparse le trasmissioni degli spettacoli d’opera, per molti spettatori erano qualcosa di completamente nuovo. Per una sera il cinema si trasformava in un teatro d’opera. Alcuni arrivavano in abito da sera, applaudivano dopo le arie e alla nota finale si alzavano in piedi per una standing ovation.

Oggi la situazione è diversa. A una trasmissione d’opera potete andare tranquillamente in jeans, prendere i popcorn prima dello spettacolo e vivere comunque qualcosa che ha ben poco a che fare con una normale serata al cinema.

La tecnologia, infatti, non deve per forza togliere vitalità allo spettacolo. Al contrario, a modo suo è in grado di trasmetterla. La telecamera vi porta direttamente vicino agli artisti, mostra i dettagli dei volti, i gesti e il dietro le quinte. Durante l’intervallo, poi, lo spettatore diventa quasi un visitatore a cui è concesso sbirciare dietro il sipario.

Proprio questo principio è vicino anche al Mozart Interactive Museum di Praga: usare le tecnologie di oggi non per sostituire l’arte dal vivo, ma per aprire una nuova strada verso di essa.

Le stelle da vicino

In vent’anni le trasmissioni dalla Metropolitan Opera sono diventate un fenomeno e hanno fatto conoscere a milioni di spettatori le grandi stelle internazionali del canto. Tra i nomi legati alle trasmissioni ci sono, per esempio, Renée Fleming e Jonas Kaufmann. E anche il basso-baritono ceco Adam Plachetka, che sul palcoscenico della Metropolitan Opera ha interpretato già molte volte Leporello nell’opera Don Giovanni.

Con Adam Plachetka il Mozart Interactive Museum ha inoltre un legame personale. Si è infatti esibito anche all’inaugurazione ufficiale del nostro museo, il 12 dicembre 2024.

Adam Plachetka, foto Zuzana Řízek

La differenza di scala non potrebbe essere più grande. Al museo ha cantato in un ambiente raccolto, accompagnato al pianoforte, per circa un centinaio di ascoltatori. Alla Metropolitan Opera si esibisce davanti a quasi quattromila spettatori e, grazie alle trasmissioni, la sua interpretazione raggiunge il pubblico di tutto il mondo.

Ma c’è qualcosa di ancora più interessante: per il cantante stesso la dimensione dello spazio non cambia nulla di sostanziale.

In un’intervista per la Radio ceca (Český rozhlas), Adam Plachetka ha raccontato che, che canti davanti a un centinaio di persone o davanti a diverse migliaia, canta sempre dando tutto se stesso.

Ed è proprio qui che i due mondi – la grande opera e il piccolo museo interattivo – sorprendentemente si incontrano.

La tecnologia come ponte, non come sostituto

Un museo interattivo naturalmente non può sostituire Mozart dal vivo, così come il cinema non può sostituire del tutto una serata alla Metropolitan Opera.

Può però offrire qualcosa di diverso: un nuovo modo di incontrare il passato e l’arte.

Mozart visse nel XVIII secolo. La sua musica, le sue lettere, le sue storie e l’ambiente in cui nacquero, però, non devono restare chiusi nel passato. Le tecnologie interattive ci permettono di guardarli con gli occhi delle persone di oggi – di entrare nella storia, ascoltare la musica, scoprire i collegamenti e farci una nostra idea dell’uomo che c’era dietro.

Allo stesso modo, le trasmissioni della Metropolitan Opera cambiano il tradizionale confine tra palcoscenico e pubblico. L’opera non deve più essere soltanto un’esperienza per chi siede in un determinato teatro. Può arrivare al cinema – e, grazie ad altre tecnologie, anche nelle case di tutto il mondo.

La musica classica, quindi, non deve restare dove ci siamo sempre aspettati di trovarla. Può arrivare al cinema. Al museo. Nella realtà virtuale. E proprio per questo può parlare anche a chi non ha mai messo piede in un teatro d’opera o in un museo.

E Mozart? Forse quest’idea non lo scandalizzerebbe affatto. Dopotutto era lui stesso un grande sperimentatore e un compositore capace di adattare la propria musica ad ambienti, generi e pubblici diversi.

Forse, quindi, oggi non dovremmo più cercare la risposta alla domanda se la tecnologia appartenga alla musica classica.

La domanda molto più interessante è: fin dove può portarci la musica classica grazie a essa?